22022Lug
CHE COS’E’ L’INFIAMMAZIONE: PARTE 1

CHE COS’E’ L’INFIAMMAZIONE: PARTE 1

L’infiammazione (o flogosi) è un processo fisiologico fondamentale volto a garantire l’integrità dell’organismo, che è scatenato da stimoli nocivi come microorganismi patogeni e danno tissutale. Lo scopo dell’infiammazione è duplice; da un lato, interviene per eliminare (o per lo meno, contenere) il fattore che ha causato il danno del tessuto ed impedirne la diffusione; dall’altro, attivare i processi di riparazione dei tessuti danneggiati per il ripristino dell’omeostasi tissutale.

Classicamente l’infiammazione si distingue in acuta e cronica. ma negli ultimi anni sono stati definiti livelli di infiammazione intermedi ovvero infiammazione di basso grado

INFIAMMAZIONE ACUTA

L’infiammazione acuta si sviluppa nell’arco di alcune ore o giorni ed è caratterizzata da edema dei tessuti sede del danno; si sviluppa in seguito alla presenza costante di alcuni stimoli (come nel caso delle infezioni virali) o quando l’immunità innata non riesce ad eliminare la noxa patogena. Quando questo progetto non è correttamente coordinato e quando si prolunga nel tempo come nel caso dell’infiammazione cronica, si può originare un danno del tessuto e l’infiammazione diventa essa stessa un fattore aggravante il danno che ne ha provocato l’attivazione.

 INFIAMMAZIONE CRONICA

L’infiammazione cronica può essere definita come la” PERSISTENZA DI UNA RISPOSTA INFIAMMATORIA NEL TEMPO (ANNI-MESI) E DALLA CONCOMITANZA E PERSISTENZA DI PROCESSI DI DANNO E RIPARAZIONE TISSUTALE”.In alcuni casi, come nelle patologie autoimmuni e nelle infezioni resistenti all’eradicazione, il processo infiammatorio esordisce sin da subito come cronico.

 INFIAMMAZIONE DI BASSO GRADO

Accanto alla classica distinzione tra infiammazione acuta e cronica, negli ultimi anni si sono definiti diversi gradi di infiammazione” intermedia” che occupano un ampio range tra i concetti classici di ”acuto” e “cronico”. La presenza di trigger come alterazioni dell’omeostasi, disfunzioni metaboliche ed esposoma tissutale, cosi’ come la mancata risoluzione di una risposta infiammatoria acuta, dovuta a fattori sociali, psicologici ambientali e biologici, determinano lo sviluppo di una forma di infiammazione di basso grado, sterile, sistemica e cronica, definita infiammazione cronica di basso grado.L’infiammazione cronica di basso grado (o infiammazione cronica sistemica) è ormai riconosciuta essere alla base di molte patologie croniche, dal diabete di tipo 2, alle malattie cardiovascolari, dai tumori, alle patologie neurodegenerative; oltre il 50% di tutte le morti possono essere attribuite a patologie a patogenesi infiammatoria.La presenza di infiammazione cronica di basso grado in una donna gravida ed in adolescenza contribuisce infatti ad un aumentato rischio di sviluppare le cosiddette malattie non comunicabili nella vita adulta.

 Fattori che contribuiscono allo sviluppo di infiammazione cronica di basso grado

L’effetto di infezioni croniche virali come citomegalovirus, Epstein-Barr virus, epatite C e altri sull’insorgenza di infiammazione cronica di basso grado è controverso. Probabilmente contribuiscono a mantenere uno stato di infiammazione cronica, ma non ne sono la causa primaria, interagendo invece in modo sinergico con fattori genetici e ambientali .Scarsa attività fisica ,alterazioni dei ritmi circadiani e consumo di junk food esercitano effetti negativi che controbilanciano e spesso superano gli effetti positivi che controbilanciano e spesso superano gli effetti positivi dell’industrializzazione, tra cui sanitizzazione, accesso a cure mediche avanzate e vaccinazioni. Lo stress cronico psicologico e sociale a cui molti individui sono sottoposti nei paesi industrializzati contribuisce allo sviluppo di infiammazione cronica di basso grado mediante meccanismi epigenetici che modulano la secrezione di ormoni dello stress e di citochine pro-infiammatorie.

Il muscolo è un organo che, durante la contrazione, è anche in grado di produrre e rilasciare in circolazione specifiche citochine e miochine, le quali esercitano complessivamente effetti antinfiammatori a livello sistemico. L’inattività fisica è quindi considerata un fattore di rischio per lo sviluppo di patologie non comunicabili.

Anche la disbiosi intestinale favorisce l’insorgenza di infiammazione cronica di basso grado. Diversi studi in soggetti obesi hanno correlato il cambiamento di composizione del microbioma intestinale con un aumento di produzione di citochine infiammatorie, aumento della massa grassa e della resistenza all’insulina.

L’alterazione del delicato equilibrio intestinale che si manifesta anche con alterazione delle funzioni di barriera e aumento della permeabilità, si associa a infiammazione di basso grado. L’utilizzo eccessivo di antibiotici, di FANS e di inibitori di pompa protonica (PPI), l’eccessiva igiene (che comporta ridotta diversità microbica) e la dieta occidentale (Western-type) contribuiscono in modo rilevante all’insorgenza di disbiosi e di alterazione delle funzioni di barriera intestinale.

La dieta occidentale, in particolare, è ricca di alimenti processati (con l’aggiunta di addittivi e  conservanti che influiscono sulla stabilità del microbioma),prodotti della glicazione avanzata( AGEs), acidi grassi trans, sale, alimenti e prodotti ad elevato indice glicemico, e carente di micronutrienti importanti come zinco, magnesio e omega-3:questi aspetti contribuiscono ad alterare l’equilibrio del microbioma provocando uno shift verso fenotipi-pro-infiammatori.

L’obesità viscerale è associata allo sviluppo di problematiche metaboliche come resistenza all’insulina ,diabete di tipo 2 e malattie CDV. Il tessuto adiposo è un vero e proprio organo endocrino che secerne diversi ormoni, l’espansione del tessuto adiposo bianco viscerale, in particolare, è associata alla produzione di alti livelli di citochine proinfiammatorie.

Un aspetto poco considerato è l’influenza reciproca tra sonno e infiammazione in condizioni di salute e malattia; i disturbi del sonno favoriscono un aumento dell’infiammazione e una riduzione della risposta antivirale.

Infine, l’esposizione a metaboliti tossici provenienti dall’ambiente (il cosidetto esposoma) contribuisce e sostiene l’attivazione cronica del processo infiammatorio: questi prodotti infatti sono citotossici ,aumentano lo stress ossidativo e agiscono come perturbatori endocrini, a partire dalla vita intrauterina dove possono esercitare effetti epigenetici che possono essere trasferibili alla prole fino a tre generazioni successive.


Nei prossimi articoli vedremo come l’infiammazione cronica è correlata a diverse patologie e come è possibile prevenierle con l’alimentazione